Succhi multivitaminici analizzati: residui chimici e vitamine fuori controllo in quasi tutti i marchi

Bere un bicchiere di succo multivitaminico sembra, a primo impatto, una mossa semplice per integrare le vitamine giornaliere. Eppure, dietro alle etichette dai colori accattivanti e alle affermazioni sul benessere, spesso si celano problemi meno evidenti. Un controllo recente condotto su 18 tipi di succhi venduti in Germania ha messo in luce alcune criticità davvero rilevanti, che fanno sorgere dubbi sull’affidabilità di questi prodotti. Curiosamente, soltanto uno ha raggiunto un giudizio soddisfacente. Un dato che – dando uno sguardo in Italia – invita a una riflessione più ampia, visto che qui il consumo di questi succhi è piuttosto diffuso e consolidato. Insomma, nella bottiglia spesso c’è molto di diverso da quanto dichiarato.

Il rischio nascosto dietro l’extra di vitamine

Nel mercato dei succhi multivitaminici la competizione si gioca anche sulla quantità di vitamine aggiunte, e qui non si bada a spese. Molte etichette vantano otto o più principi attivi, come se la quantità elevata fosse sinonimo di qualità superiore. Il punto è un altro: le normative stabiliscono limiti precisi per l’arricchimento vitaminico e, quasi tutti i prodotti analizzati li superano in modo significativo. La vitamina A, per esempio, si trova spesso in quantità preoccupanti. Anche se è indispensabile per il nostro corpo – occhio a dosi eccessive – può provocare malformazioni congenite e danni al fegato, specialmente in persone più vulnerabili.

Succhi multivitaminici analizzati: residui chimici e vitamine fuori controllo in quasi tutti i marchi
Succhi multivitaminici analizzati: residui chimici e vitamine fuori controllo in quasi tutti i marchi – vizavi-edu.it

Non se la passano meglio la vitamina C, la vitamina B6, l’acido folico e la vitamina E, che in diversi casi sono sopra i livelli consigliati. Nutrirsi con questi elementi è fondamentale, certo, però l’idea che “più vitamine” equivalga a un effetto migliore è un’illusione. Dai tecnici del settore arriva un avvertimento: il sovradosaggio non è innocuo, può generare effetti noiosi sia sul breve sia sul lungo periodo. Dato non da poco, soprattutto per chi vive in città – diciamo dalle parti di Milano – e si affida ai succhi come prima fonte di vitamine.

Non solo vitamine: pesticidi e qualità discutibile

Al di là delle vitamine, ci sono altri problemi – più sottili ma importanti – difficili da percepire per il consumatore medio. Tra questi spicca la presenza del pesticida Captan, inserito tra quelli probabili cancerogeni. Il Controllo conferma che, pur non superando i limiti di sicurezza immediata, la sua comparsa frequente fa venire dubbi sui rischi legati a esposizioni prolungate, specie per chi lavora vicino alle coltivazioni. Qualche analisi ha poi evidenziato residui multipli: tracce di più sostanze chimiche in un solo prodotto. Cosa significa? Studi recenti suggeriscono che combinazioni così potrebbero associarsi a malattie neurodegenerative, tipo il Parkinson.

C’è poi un aspetto spesso ignorato: la composizione reale delle miscele fruttate. Bottiglie che dichiarano fino a 15 tipi di frutta, ma in fondo sono fatte quasi al 80% solo di succo di mela. Gli altri frutti? Presenti in percentuali esigue – anche meno dello 0,1% – più un segno simbolico che una realtà concreta. Per chi tiene all’ambiente, incide pure la provenienza: molte materie prime arrivano da oltre trenta Paesi diversi, aumentando così l’impronta ecologica dovuta al trasporto e a catene produttive complicate.

Dal punto di vista sensoriale sono emerse altre discrepanze. Non tutti i succhi offrono l’aroma vario previsto dagli ingredienti dichiarati e, per un prodotto in particolare, sono stati trovati aromi artificiali aggiunti. Una pratica che – oltre ad essere vietata per i succhi autentici – mette in dubbio la regolarità commerciale. Nel laboratorio, poi, si è rilevato un contaminante chiamato isododecano, probabilmente causato dal confezionamento o dalla pulizia delle linee produttive.

Spesso la pubblicità sulle etichette gioca con certe formulazioni fuorvianti. Alcune mettono in grande risalto il ruolo della vitamina C nel “sistema immunitario e metabolismo energetico”, ma nel testo piccolo si specifica che la funzione supportata è solo “normale”, secondo le regole europee. Altri prodotti si presentano come novità per l’assenza di zuccheri: un elemento già obbligatorio per legge, e quindi non davvero un punto di forza.

Chi si trova a fare la spesa farebbe bene a scrutare con attenzione le etichette. Tra prodotti molto venduti, non tutti rispettano gli standard qualitativi più elevati. Materie prime provenienti da ogni continente, residui di pesticidi diffusi, sono questioni che non si possono sottovalutare – soprattutto in Italia e in tutta Europa – se si vuole consumare in modo consapevole.

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