Nel cuore del Mediterraneo, le cozze e le ostriche stanno vivendo un momento delicato. L’aumento delle temperature marine unito all’acidificazione trasformano rapidamente l’habitat dove questi molluschi crescono e si sviluppano. Non si tratta di cambiamenti lontani o teorici: chi segue il mercato se ne accorge già, con prodotti spesso più scarsi e dal prezzo più alto. Lo raccontano gli esperti che lavorano nel settore, osservando una consistente sofferenza soprattutto nelle aree più produttive del bacino mediterraneo.
Non è più una sorpresa la presenza di morie di cozze in diversi punti del Mediterraneo, e gli allevatori guardano con crescente preoccupazione al futuro. La causa principale? Un mare che si riscalda sempre di più e l’acidità che aumenta, fattori che intaccano direttamente la crescita e la salute di questi animali. Insomma, un sistema produttivo messo a dura prova, con il rischio di danni seri e forse irreversibili in pochi decenni: un effetto che tocca l’economia locale, ma anche le abitudini alimentari di chi consuma questi prodotti.
Come la temperatura e l’acidità stanno cambiando la mitilicoltura mediterranea
Recentemente sono stati condotti esperimenti precisi in cui si è cercato di replicare il più fedelmente possibile l’ambiente naturale di allevamento. Cozze e ostriche sono state immerse in acqua raccolta da una laguna francese nota per la sua intensa attività mitilicola – un ambiente abbastanza reale per capire come rispondano al riscaldamento e all’aumento dell’acidità. Il dato curioso: la temperatura dell’acqua è stata aumentata da 1 a 3 gradi centigradi, mentre la CO2 è salita ad un livello simile alle previsioni future di acidificazione.

Risultati che lasciano poco spazio alle interpretazioni: anche un piccolo aumento di 1 grado centigrado provoca la morte quasi totale delle cozze durante i mesi estivi. Ora, questa temperatura si aspetta per il Mediterraneo intorno al 2050, ma il punto è che evidenze simili si vedono già oggi, nelle zone italiane o greche più colpite – dettaglio niente affatto trascurabile. Chi vive in città, magari senza pensare troppo, accorge di prezzi che aumentano e disponibilità che calano. Un problema serio.
Le ostriche, invece, sembrano mostrare un po’ più di resistenza: anche nel peggiore scenario, sopravvivono attorno al 77%. Ma non basta, perché la loro crescita si rallenta parecchio – fino al 40% in meno – con conseguenze evidenti sui tempi di allevamento e sui costi da sostenere. A tutto ciò vanno sommati rischi ambientali di varia natura – esposizione ad alghe tossiche, inquinamento o patogeni – questioni spesso sottovalutate da chi non è direttamente coinvolto nella filiera ma che impattano sulla qualità finale dei prodotti.
Strategie urgenti per salvare la produzione e il settore
Di fronte a una situazione simile, serve intervenire rapidamente per adattare la mitilicoltura alle nuove condizioni del mare. Non è solo un tema ecologico: tocca anche l’economia e le comunità costiere che vivono di questa attività. Tra le soluzioni proposte, emergono la selezione di cozze e ostriche più robuste come una strada concreta per tutelare la produzione mediterranea. Va detto però che questo percorso richiede tempo e risorse – da avviare senza indugi.
Un’altra possibilità è l’integrazione della coltivazione con alghe, capaci di migliorare la qualità dell’acqua e tamponare gli effetti dell’acidificazione assorbendo CO2. Nel frattempo, si sta pensando di spostare gli allevamenti verso zone marine più aperte, dove la variazione di temperatura e acidità risulta meno accentuata rispetto alle lagune costiere. Questi cambiamenti non sono certo semplici: costi e problemi logistici non mancano, ma sono ormai indispensabili per evitare il continuo calo della produzione.
Chi abita lontano dal mare tende a sottovalutare queste dinamiche, però i segnali ci sono: il Mediterraneo di una volta sta cambiando, e con lui le risorse marine più preziose. Se non si prende una direzione chiara subito, la disponibilità di cozze e ostriche nei mercati rischia di calare drasticamente. Il risultato toccerebbe non solo i consumatori, ma anche chi vive grazie a questa economia locale. Il motivo per cui bisogna agire da ora? Il riscaldamento globale ha reso concreta una minaccia che restava lontana, e la salvaguardia di queste specie rischia di diventare un problema che riguarda tutti, davvero.