Entrare in una stanza e notare subito quanto sia preciso il parquet appena posato dà un’impressione di ordine e cura davvero particolare. Il lavoro di posa non riguarda solo l’estetica, ma soprattutto la tecnica: servono calcoli attenti per tenere conto del comportamento fisico del legno. Quando si decide come sistemare i listoni, non basta guardare solo il risultato visivo ma va valutato anche l’umidità, la luce e le caratteristiche dimensionali del materiale. Spesso gli non esperti non ci fanno caso, ma è un dettaglio non da poco per evitare problemi di deformazioni col tempo. Il legno, si sa, si espande e si restringe principalmente nella larghezza—fenomeno che si nota soprattutto in ambienti soggetti a cambiamenti climatici stagionali, un’esperienza comune in molte zone d’Italia.
Come valutare il disegno e la direzione più adatta
Scegliere la direzione giusta per il parquet influenza molto l’aspetto finale e quanto durerà nel tempo. Il senso di posatura va pensato secondo la forma della stanza e come la si usa. In un corridoio stretto e lungo, ad esempio, è meglio orientare i listoni seguendo la lunghezza del locale: così l’effetto delle variazioni dimensionali legate all’umidità si riduce. La luce naturale fa la sua parte: se entra lungo la lunghezza delle doghe, valorizza la venatura e le sfumature del legno, che sembrano quasi prendere vita.

Un aspetto spesso sottovalutato è poi la direzione del cammino e l’apertura delle porte, che cambiano la percezione dello spazio. Camminare lungo la direzione delle doghe dà un effetto armonico, mentre metterle perpendicolari all’ingresso crea una separazione visiva netta tra ambienti diversi. Chi vive in città forse non fa caso a queste differenze, ma negli appartamenti italiani la qualità dello spazio cambia decisamente con queste scelte.
Le principali geometrie di posa e i loro vantaggi
Ci sono vari modi per disporre il parquet, ognuno adatto a situazioni precise. Tra i più noti c’è il cassero regolare, con listoni di uguale lunghezza posti in sequenza ordinata a creare un effetto lineare. Poi c’è la posa a correre o cassero irregolare, con giunti sfalsati—spesso inclinati a 30° o 45°—una soluzione che aiuta a “camuffare” le pareti non perfette, un problema abbastanza tipico nelle case storiche italiane.
Le pose a spina di pesce e quella detta spina ungherese sono più elaborate: la prima monta i listoni a 90° uno rispetto all’altro, creando un motivo regolare e ben riconoscibile; la seconda aggiunge tagli inclinati alle estremità, enfatizzando l’aspetto geometrico. Questi disegni, spesso completati da bordature come fascia e bindello, portano ritmo e movimento agli ambienti, specialmente quando posati a 45° o 60° rispetto alle pareti. Poi c’è la posa a quadri o a mosaico, fatta con listelli quadrati combinati in moduli precisi; elegante, ma poco adatta se i muri non sono perfettamente dritti.

Le tecniche di posa e la preparazione del supporto
La qualità finale di un pavimento in legno passa soprattutto dalla preparazione della base. Il sottofondo va reso uniforme, stabile e ben asciutto: altrimenti il parquet rischia deformazioni o di sollevarsi. In Italia, con il clima che cambia dal nord al sud, bisogna sempre controllare con attenzione l’umidità del sottofondo, usando strumenti come igrometri a carburo o altri apparecchi specifici.
Le tecniche più comuni per posare il parquet sono tre: posa incollata, con colla applicata solo sulle teste dei listoni per lasciare libertà di movimento al legno; posa flottante, dove i listoni appoggiano su pannelli isolanti e barriere al vapore—così c’è spazio per dilatare; e posa inchiodata, tradizionale, riservata al legno massiccio fissato su magatelli sopra massetto, ideale per chi vuole stabilità a lungo termine.
E poi ci sono i trattamenti di finitura, che variano secondo il parquet e l’uso che si fa della stanza. La verniciatura crea un rivestimento spesso e resistente, meglio se a base d’acqua per limitare l’impatto ambientale. Chi invece vuole un aspetto più naturale può optare per la ceratura, che lascia respirare il legno, ma richiede manutenzione regolare. Gli oli stanno a metà strada: proteggono senza nascondere la bellezza naturale del legno. Insomma, la scelta dipende molto dall’ambiente e dalla frequenza d’uso.
Infine, si può posare il parquet pure su vecchi pavimenti come piastrelle o marmo, ma solo se la superficie è perfettamente stabile e preparata. In questi casi serve levigare e trattare il sottofondo per far aderire bene la colla, oppure si può scegliere la posa flottante, che evita certi problemi. Occhio poi a particolari come i battenti delle porte, che a volte vanno adattati per la nuova altezza del pavimento—una fase spesso dimenticata ma decisiva nel rinnovamento degli spazi.